Presbiopia del passato e miopia del presente

63 anni fa, il 2 giugno del ’46, si tenne il referendum che decise del futuro repubblicano dell’Italia e le elezioni dell’Assemblea Costituente che avrebbe scritto la Carta Costituzionale di questo Paese. Partecipò quasi il 90% degli aventi diritto e in quell’occasione votarono per la prima volta in Italia anche le donne.
Altri tempi, l’Italia veniva fuori da una dittatura e da una guerra. La partecipazione politica era appassionata, da qualunque parte ci si schierasse. La gente aveva un sogno da realizzare, doveva chiudere i conti con il passato. Si voleva e si doveva tracciare il cammino per il futuro.
La Costituente composita delle sue anime socialista, comunista, cattolica e liberale scrisse qualcosa di magnifico, maestoso. Non mancarono i compromessi rabberciati, come quello che si legge nel famigerato articolo 7 che sancisce i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica, ma la Costituzione italiana resta un documento fondamentale della storia che molti paesi hanno successivamente preso come modello di riferimento. Una Costituzione ‘presbite’, come la chiamava Calamandrei, che guardava con fatica alle cose prossime ma che vedeva benissimo ciò che era lontano.
Un articolo su tutti, il più alto a mio avviso, merita di essere letto con lentezza, le sue parole soppesate, assaporate, perchè si abbia la misura degli ideali che si volevano costruire.

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

63 anni dopo ne abbiamo fatta di strada.
Guardiamo fiduciosi al futuro, la prossima oretta non tarderà ad arrivare!

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Autore: Antonio

Potevo nascere ovunque ma solo nel mio Salento potevo venire al mondo, da generazioni di contadini che hanno lasciato le loro impronte tra gli alberi di ulivo.

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