Il tempo a volte si ferma


e non ci sono gran cose che si possano fare per spostare quelle lancette ferme.

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Il tempo fugge, diciamo da qualche millennio, ma forse il vero problema è che, di tanto in tanto, il tempo si inceppa, almeno il nostro tempo, quello interiore, ed è così che non riusciamo più a situarci nell’abisso che si apre tra un tempo immobile ed un tempo che, ignorandoci, continua a camminare.

Le imprese umane, l’arte, la scienza ci direbbero che il più grande sforzo dell’umanità sia fermare in qualche modo il tempo che fugge, consegnare all’opera sé stessi perché questa doni l’immortalità. Eppure a volte mi pare di scorgere chiaramente qualcosa di completamente diverso, di opposto. Nelle grandi religioni, nei maestri del pensiero politico, io vedo il disperato tentativo di far muovere delle lancette ferme, di disincagliare un tempo che di tanto in tanto si inceppa. A muovere quelle lancette ferme sarà allora un disegno di salvezza che pure ignoriamo, o le gran cose di un Principe o di uno Stato assoluto, oppure la Dialettica e l’avvento dell’uomo nuovo o delle masse proletarie.
Così la Storia cammina anche se le storie si fermano.

Un tentativo disperato e inevitabile, altrimenti l’abisso ci inghiottirebbe. Forse un tempo, prima che la Storia cominciasse, sapevamo guardare in quell’abisso, ma oggi non ne siamo più capaci.

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Autore: Antonio

Potevo nascere ovunque ma solo nel mio Salento potevo venire al mondo, da generazioni di contadini che hanno lasciato le loro impronte tra gli alberi di ulivo.

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