Assolo per coro

Fabrizio Manco non è un musicista, è un performer, come si usa dire, eppure suona una molteplicità di strumenti. Suona strumenti davvero singolari, strumenti insoliti, tra tutti gli strumenti i più inattesi.

Quest’estate ho avuto il piacere di assistere ad una performance del mio amico Fabrizio, sperimentatore di suoni e di spazi che echeggiano nel corpo che si fa cassa di risonanza.

Fabrizio accorda i suoi strumenti. In principio emettono suoni strani, incomprensibili, suoni diversi e discordi. Generano sorpresa quegli strumenti, esprimono sorpresa i suoni che emettono. Eppure quegli strumenti partecipano ad un esperimento che l’artista mette in scena, quegli strumenti musicali si fanno suonare e sembra che si divertano a produrre musica. Si prega di non fare silenzio – è il titolo dell’esibizione – l’artefice della serata serve suoni su un carrello porta bicchieri stile anni ’70.

Stasera serve suoni Fabrizio, cameriere d’estate, insegna ai suoi strumenti come suonare ma più ancora come ascoltare, come farsi guidare dalle onde sonore, come regolare le corde orientandosi nello spazio. L’artista insegna a quegli strumenti come nuotare in quel mare burrascoso per lui, surfer dei rumori in quest’estate di mare. Cavalca l’onda perfetta l’artista e gioca con i suoi strumenti.
Si ferma a disegnare spazi, punti di ascolto, centri di gravità per niente permanenti che attraggono l’attenzione «sull’aspetto paradossale del silenzio e la sua relazione con gli spazi che condividiamo», l’artista danza sul limen di quegli spazi.

Suona lo stupore il performer e i musicisti invitati in questa festa dei fiori salentina si chiedono sbalorditi dove siano gli strumenti. Loro suonano strumenti ‘veri’ mentre lui passa tra di loro con un carrello di bicchieri tintinnanti. Passa tra i loro sguardi sorpresi e interrogativi. Passa tra la gente meravigliata. Come dire a quei musicisti e a quella gente che gli strumenti che Fabrizio suona sono proprio loro?

Fabrizio suona la gente che assiste alle sue performance, la coinvoge, la trascina nello stupore della domanda eterna, cosa significa? Significa la meraviglia di qualcosa che si considera scontato come l’ascolto dei suoni, significa la scoperta della capacità di sintonizzarsi per ‘vedere’ lo spazio ad occhi chiusi lasciandosi guidare dalle linee architettoniche che veicolano i suoni. Significa la sfida al consolidamento delle percezioni ed il disarmante interrogativo sulla rassicurante consuetudine dei sensi.
Cosa significa? Domanda che da sempre apre le porte al necessario inganno. L’artista risponde: tu partorisci il tuo significato, ascolta quel significato e io gli riconoscerò la paternità.

«… è l’Effetto Cocktail Party, un termine usato in audiologia. Qui questo concetto viene usato sia in relazione all’esperienza uditiva, che in senso metaforico, quello del ‘cocktail’ e dei bicchieri che lo contengono, in questo caso vuoti che fungono da strumenti d’ascolto e del ‘cocktail’ inteso anche come ‘melange’, un incontro di una diversità di voci.» (dalla presentazione di Fabrizio).
Un cocktail di stravaganti unità centrali di elaborazione, ognuno «a contemplare la macchina / come d’abitudine… Ma il concreto sta nel corridoio.»

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Autore: Antonio

Potevo nascere ovunque ma solo nel mio Salento potevo venire al mondo, da generazioni di contadini che hanno lasciato le loro impronte tra gli alberi di ulivo.

2 thoughts on “Assolo per coro”

  1. Sembra una performance interessante, quella di Fabrizio. Interessante perché pur scomponendo i termini della funzione degli oggetti: bicchieri d'ascolto portati in giro sonanti come monete, fa diventare quegli oggetti altri oggetti gemelli: per esempio conchiglie che fanno sentire l'idea del mare. Io non c'ero a vederla la performance e per questo ho visto con gli occhi di chi non c'era. Il bello della trasmissione artistica è che ognuno si prende un piccolo pezzo di un'opera e la fa circolare.
    Vincenzo

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