Memoria spietata

O memoria spietata, che hai tu fatto
del mio paese?
Un paese di spettri
dove nulla è mutato fuor che i vivi
che usurpano il posto dei morti.
Qui tutto è fermo, incantato,
nel mio ricordo.
Anche il vento.
Quante volte, o paese mio nativo,
in te venni a cercare
ciò che più m’appartiene e ciò che ho perso.
Quel vento antico, quelle antiche voci,
e gli odori e le stagioni
d’un tempo, ahimè, vissuto.

Vincenzo Cardarelli, 1887-1959.

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Autore: Antonio

Potevo nascere ovunque ma solo nel mio Salento potevo venire al mondo, da generazioni di contadini che hanno lasciato le loro impronte tra gli alberi di ulivo.

10 thoughts on “Memoria spietata”

  1. Vorrei saper tradurre in parole la sensazione che provo ogniqualvolta imbocco la strada verso il mio paese natio, una vasta landa solcata da vie d'acqua e silenzi ovattati. Tutto il Vero Tempo vissuto è là, non c'è nulla da cercare altrove. Ho la sensazione che il mio paese, come una madre, mi lasci esplorare altri luoghi, tenendo sempre in serbo un posto per me dovessi decidere di rientrare.
    …Quelle antiche voci…
    e quelle copie di giovani vorticare nelle sale da ballo la domenica sera le rivedo e sento, quando passo nel luogo dove molti ormai riposano.
    Che emozione questa poesia!
    Grazie Antonio.
    Ciao
    Nou

  2. Rispondo con i versi di un altro grande poeta.

    Avevamo studiato per l'aldilà
    un fischio, un segno di riconoscimento.
    Mi provo a modularlo nella speranza
    che tutti siamo già morti senza saperlo.

    Eugenio Montale

  3. Mi capita di sospendere il tempo, di fermare le cose, di paralizzare gli istanti e i ricordi quando si tratta del Paese in cui sono nato, mi capita di coprire tutto di teli, come fai con una casa di villeggiatura, perché i mobili e tutto non si riempia di polvere, mi sorprendo a pensare che è come se volessi congelarli per conservarli così come sono nella memoria, soprattutto per essere certo che i legami fra me e loro, fra me e questa terra siano indissolubili, che esista sempre un posto anche per me inalterato e protetto dalla polvere del tempo.
    Poi, ad ogni contatto, sono contento di non essere riuscito a fermare niente, perché fermare è soffocare, è spettralizzare e non mi piacerebbe ritornare in un paese di fantasmi; da quando ho smesso di cercare il senso della mia vita fuori di me, posso permettermi di accettare le persone per ciò che sono e non per ciò che io vorrei che fossero per me e ad un luogo, per quanto speciale possa essere, posso concedergli di vivere anche senza di me.
    Ciao

  4. La memoria è un tributo che ciascuno paga al fato per il tempo che gli è concesso. Uno strano tributo, ha percorsi inattesi e per custodire i suoi tesori può arrivare persino a dimenticarli. La poesia di Cardarelli passa attraverso l'invettiva per celebrare la propria terra. Caro Garbo, non c'è alcuna concessione che noi si possa fare al tempo-terra, semmai è come dice Nou, è la terra che concede di allontanarsi appena un po', solo apparentemente. Tutto quello che forse possiamo fare è andare alla ricerca di quel tempo per camminare “su viventi trampoli che aumentano senza sosta sino a diventare, a volte, più alti di campanili, sino a rendere difficili e perigliosi i loro passi, e da cui improvvisamente precipitano.”
    Un saluto.

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