La tosse dell’operaio

Dopo le proteste dei lavoratori serbi la Fiat ha raggiunto un accordo per l’aumento dei salari. Che buoni che sono i colonizzatori della Fiat.

La tosse dell’operaio

Sento tossire l’operaio che lavora qui sotto;
la sua tosse arriva attraverso le grate che dal pianterreno
danno nel mio giardino. Sicché essa pare risuonare tra le piante,
toccate dal sole dell’ultima mattina di bel tempo. Egli,
l’operaio, là sotto, intento al suo lavoro, tossisce ogni tanto,
certamente sicuro che nessuno lo senta. E’ un male di stagione
ma la sua tosse non è bella; è qualcosa di peggio che influenza.
Egli sopporta il male, e se lo cura, immagino, come noi
da ragazzi. La vita per lui è rimasta decisamente scomoda;
non l’aspetta nessun riposo, a casa, dopo il lavoro,
come noi, appunto, ragazzi o poveri o quasi poveri.
Guarda, la vita ci pareva consistere tutta in quella povertà,
in cui non si ha diritto neanche, e con naturalezza,
all’uso tranquillo di una latrina o alla solitudine di un letto;
e quando viene il male, esso è accolto eroicamente:
un operaio ha sempre diciotto anni, anche se ha figli
più grandi di lui, nuovi agli eroismi.
Insomma, a quei colpi di tosse
mi si rivela il tragico senso di questo bel sole di ottobre.

Pier Paolo Pasolini, “Tempo illustrato”, 8 novembre 1969. In Poesie disperse I

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Autore: Antonio

Potevo nascere ovunque ma solo nel mio Salento potevo venire al mondo, da generazioni di contadini che hanno lasciato le loro impronte tra gli alberi di ulivo.

3 thoughts on “La tosse dell’operaio”

  1. A parte le parole di Pasolini che sono veramente poetiche riguardo io credo, ma forse mi sbaglio, che i capoccioni della fiat stiano tirando tanto i remi in barca finché non arrivino gli aiuti dallo Stato come ai tempi dei fascisti e quelli succesivi.

  2. Pasolini è stato profetico;
    citato anche ieri a proposito delle forze dell'ordine impegnate nelle piazze italiane.

    Quando anche i lavoratori serbi avranno conquistato i loro diritti, per trovare altri lavoratori disposti a tutto, dove “migrerà” la grande azienda italiana?

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