L’autobiografia della nazione italiana

«Il nostro errore psicologico (e bisogna capirlo, se non si vuole continuare a far buchi nell’acqua) è stato proprio nel credere che la gran massa degli italiani dovesse guardare con riconoscenza quei pochi che avevan preso l’iniziativa della riscossa e se ne erano addossati, nell’interesse di tutti, il peso più duro e più tragico. E non abbiam capito che è proprio l’aver agito, quando gli altri scappavano o si nascondevano, ciò che milioni di “attendisti” non ci perdonano: la Resistenza sottolinea, per contrasto, il collaborazionismo, la viltà, la pigrizia. Dietro alla politica della pacificazione non c’è soltanto il proposito subdolo dei vecchi fascisti, ma c’è il desiderio – più o meno confessato – della grandissima maggioranza degli italiani di dimenticare, di metter tutti sullo stesso piano, di ridurre a pura fazione politica quella che è stata soprattutto una rivoluzione morale.» Lettera di Giorgio Agosti a Lucilla Jervis, Torino 3 novembre 1947, citata da Marco Albertaro, Resistenza e normalizzazione. In MicroMega 3/2015, Ora e sempre Resistenza, p. 116.

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Autore: Antonio

Potevo nascere ovunque ma solo nel mio Salento potevo venire al mondo, da generazioni di contadini che hanno lasciato le loro impronte tra gli alberi di ulivo.

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